venerdì 19 maggio 2017

Maria Callas - Una voce, una Leggenda


da BIOGRAFIEONLINE.IT

Maria Callas (nata Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropoulos), regina indiscussa della lirica appellata di volta in volta come Diva, Divina, Dea e consimili, è nata con tutta probabilità il 2 dicembre dell'anno 1923, sebbene la sua nascita sia circondata da un sostanziale mistero (c'è chi sostiene essere il 3 o il 4 di dicembre). Unica certezza la città, New York, Fifth Avenue, dove abitavano i genitori - Georges Kalogheropoulos e Evangelia Dimitriadis - di origine greca.
L'origine di questa confusione circa le date è da ricercarsi nel fatto che a quanto pare i genitori, per rimediare la perdita del figlio Vasily, morto durante un'epidemia di tifo a soli tre anni, avrebbero voluto un maschio, tant'è che quando la madre apprese di aver dato alla luce una bambina, per i primi giorni non volle nemmeno vederla, mentre il padre non si curò nemmeno di registrarla all'anagrafe.
La sua infanzia fu ad ogni modo tranquilla, come quella di molte bambine della sua età, anche se in precedenza, a soli cinque anni, un fatto tragico rischiò di spezzarle la vita: investita da un'auto nella 192ma strada di Manhattan, rimase in coma per ventidue giorni prima di riprendersi.
Maria aveva una sorella maggiore di sei anni, Jakinthy detta Jackie, la prediletta in famiglia (singolare destino... Jackie sarà il soprannome di  Jacqueline Kennedy, la donna che le porterà via il compagno). Jackie godeva di ogni privilegio, come quello di prendere lezioni di canto e pianoforte, lezioni che Maria era costretta solo ad ascoltare da dietro la porta. Con la differenza che lei riusciva ad imparare subito quello che la sorella apprendeva con tanta difficoltà. Non a caso, a soli undici anni partecipò alla trasmissione radiofonica "L'ora del dilettante", cantando "La Paloma" e vincendo il secondo premio.
Maria coltiva la passione per il bel canto anche quando la madre, dopo il divorzio, decide di ritornare in Grecia, portando la ragazza con sé.
Nel 1937 entra al Conservatorio di Atene e, contemporaneamente, si perfeziona nel greco e nel francese. Saranno anni non facili per la giovanissima Callas: le miserie
dell'occupazione e della fame, e successivamente la conquista, dopo la guerra, della libertà, di una esistenza finalmente tranquilla e agiata. I primi successi sono proprio in Grecia: "Cavalleria Rusticana" nel ruolo di Santuzza e poi "Tosca", suo futuro cavallo di battaglia.
La Callas ha comunque nel cuore New York e, soprattutto, suo padre: tornare negli Stati Uniti per abbracciarlo e soprattutto per il timore che le venga sottratta la cittadinanza americana è il suo scopo primario. Raggiunge così il padre: saranno due anni non particolarmente felici (di glorie artistiche) che spingeranno Maria Callas, ancora una volta, alla "fuga". E' il 27 giugno 1947, e la meta è l'Italia.
La Callas lascia gli Stati Uniti "ancora povera in canna", come lei stessa disse, con 50 dollari in tasca e pochi vestiti. Con lei ci sono Luisa Bagarotzy, moglie di un impresario americano, e il cantante Nicola Rossi-Lemeni. La meta è Verona dove Maria Callas avrebbe conosciuto il suo futuro marito, Giovanni Battista Meneghini, amante delle opere d'arte e della buona tavola. Li dividevano 37 anni di differenza e la Callas, forse, non amò mai l'uomo che sposerà il 21 aprile 1949.
L'Italia porta fortuna allo scalpitante soprano. Verona, Milano, Venezia hanno il privilegio di sentire le sue "Gioconda", "Tristano e Isotta", "Norma", "I Puritani", "Aida ", "I Vespri siciliani", "Il Trovatore" e così via. Nascono amicizie importanti, fondamentali per la sua carriera e la sua vita. Antonio Ghiringhelli, sovrintendente della Scala, Wally e  Arturo Toscanini. Il celebre maestro d'orchestra rimane stupito e meravigliato dalla voce del grande soprano tanto che avrebbe voluto dirigerla nel "Macbeth", ma il capolavoro verdiano, purtroppo, non venne allestito alla Scala.
La Callas parlando di  Renata Tebaldi dichiarerà: "Quando potremo cantare la Valchiria e i Puritani fianco a fianco, allora si potrà fare un paragone. Fino ad allora sarebbe come paragonare la Coca Cola allo champagne".
Nuovi amori, nuove passioni entrano nella vita (non solo artistica) della Callas. Luchino Visconti che la dirige a Milano, nel 1954, nella "Vestale" di Spontini,  Pasolini (al quale la Callas scrisse numerosissime lettere per consolarlo della fuga di Ninetto Davoli), Zeffirelli, Giuseppe di Stefano.
L'Italia non è l'unica patria d'elezione del celebre soprano. Trionfi e consensi entusiasti si susseguono in tutto il mondo. Londra, Vienna, Berlino, Amburgo, Stoccarda, Parigi, New York (Metropolitan), Chicago, Philadelphia, Dallas, Kansas City. La sua voce
incanta, commuove, stupisce. Arte, gossip e mondanità si intrecciano nella vita di Maria Callas.
Il 1959 è l'anno della rottura con il marito. Grazie all'amica Elsa Maxwell, miliardaria americana, conosce l'armatore greco  Aristotele Onassis. Il loro sarà un amore distruttivo "brutto e violento" come lei stesso lo definì. Anni di passione, di amori sfrenati, di lusso e sgretolatezza. Un uomo che farà soffrire moltissimo la Callas.
Dalla loro unione nasce un bambino,  Omero, vissuto pochissime ore, che forse avrebbe cambiato il corso della loro storia d'amore.
Dopo il 1964 inizia il declino della cantante, anche se forse più in senso psicologico che artistico.  Aristotele Onassis l'abbandona per  Jacqueline Kennedy. La notizia la raggiunge attraverso i quotidiani come una mazzata terribile e da quel momento sarà una continua discesa verso l'oblio. La sua voce comincia a perdere smalto e intensità, così "la divina" si ritira dal mondo e si rifugia a Parigi.
Muore il 16 settembre 1977 a soli 53 anni. Accanto a lei un maggiordomo e Maria, la fedele governante.
Dopo la morte, i vestiti di Maria Callas, come quelli di Margherita Gautier, sono andati all'asta a Parigi. Di lei non rimane nulla: anche le ceneri sono state disperse nell'Egeo. Tuttavia esiste una lapide in suo ricordo presso il cimitero parigino di Pere Lachaise (dove sono sepolti molti altri importanti nomi della politica, della scienza, dello spettacolo, del cinema e della musica).
Resta nelle incisioni la sua voce, che ha dato vita in modo unico a tanti personaggi tragici e infelici.

https://biografieonline.it/biografia-maria-callas

martedì 7 febbraio 2017

Beethoven "Moonlight" Sonata op 27 # 2
Esecuzione Valentina Lisitsa


La sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore "Quasi una fantasia", più comunemente nota sotto il nome di Chiaro di luna (soprannome attribuitole dal critico tedesco Rellstab), è l'op. 27 n. 2 del catalogo di Ludwig van Beethoven e venne completata nel 1801
Beethoven dedicò quest'opera alla sua alunna prediletta, la diciannovenne Contessa Giulietta Guicciardi di cui egli era (o era stato) innamorato.
È una delle più famose composizioni pianistiche di ogni tempo, sebbene Beethoven non la considerasse una delle sue migliori sonate. Il maestro aggiunse la scritta Quasi una Fantasia perché la struttura non rispecchia quella tradizionale di una sonata che solitamente consta di tre movimenti: un allegro, un adagio, e un altro allegro finale.
La sonata si apre con un adagio, fatto inusuale per l'epoca, ed è probabilmente questo il motivo per cui Beethoven la denominò Quasi una Fantasia: per indicarne il suo carattere libero ed originale, tipico del periodo romantico.
Qui possiamo ascoltarla nella splendida esecuzuione di  Valentina Lisitsa, pianista ucraina di Kiev ex bambina prodigio per avere iniziato a suonare il pianoforte all'età di tre anni.

giovedì 17 novembre 2016

Chiaro di Luna di Beethoven



Serenata di Schubert




Adagio di Chopin





Danza ungherese n.5
di Johannes Brahms


Nella partitura originale le danze venivano qualificate come ungheresi perché in quel tempo il folclore magiaro era del tutto sconosciuto e confuso con la musica zigana che quel popolo nomade aveva diffuso. Le danze ungheresi sono infatti impregnate del ritmo e delle melodie zigane affrancate dal virtuosismo che veniva inserito ed inventato dagli esecutori. Solo nel XX secolo le ricerche musicali di Zoltán Kodály e Béla Bartók chiariranno l'equivoco e riporteranno alla luce le musiche ungheresi. Le musiche originarie sono state rintracciate per quasi tutte le danze:
La danza n. 5 si ispira alla melodia Bartfai Emlék (Ricordo di Bartfai) di Kéler Béla

Da Wikipedia

 


venerdì 21 ottobre 2016

Enrico Caruso - Leggenda di una voce

Enrico Caruso - Santa Lucia


Enrico Caruso - O Sole Mio


Enrico Caruso - Core 'ngrato.




Enrico Caruso - E lucevan le stelle 1904



Enrico Caruso - La Bohème: Che Gelida Manina (1906)


Enrico Caruso - Tosca Recondita armonia 1904


Enrico Caruso - Vesti la giubba - 1902, 1904, 1907



Enrico Caruso - Musica Proibita


Enrico Caruso - Torna a Surriento


Enrico Caruso - Tu ca nun chiagne


Enrico Caruso - Addio Mia Bella Napoli



Enrico Caruso Ave Maria


Enrico Caruso - A vucchella


Enrico Caruso - O Lola ch'ai di latti la cammisa - Dalla Cavalleria Rusticana


 Nessun dorma tributo al gran Enrico Caruso




BIOGRAFIA
Enrico Caruso nasce a Napoli il 25 febbraio del 1873. Il padre Marcello è un meccanico e la madre Anna Baldini una casalinga. Terminate le elementari, si impiega come meccanico in varie officine napoletane. Frequenta intanto l'oratorio di Giuseppe Bronzetti, dove canta come contraltino; grazie ai corsi serali continua la sua formazione scolastica. 
La sua voce promettente e le lezioni di musica, tutte a carattere dilettantistico, gli consentono di esordire sulle scene di Don Bronzetti nella parte della macchietta di un bidello nella farsa musicale "I briganti nel giardino di Don Raffaele" (di A. Campanelli e A. Fasanaro).
La bella voce e il timbro particolare, che diventeranno poi un suo tratto distintivo, gli consentono di impiegarsi come cantante e di esibirsi nelle case private, nei caffè e nelle rotonde balneari, con un repertorio di canzoni napoletane insieme ad altri cantanti come Ciccillo O'Tintore e Gerardo l'Olandese, meglio conosciuto come l'infermiere, professione che svolge realmente all'Ospedale Ascalesi.
E' l'Olandese che porta Enrico Caruso a cantare nel famoso Caffè Gambrinus e presso lo stabilimento balneare Risorgimento. Proprio qui viene notato dal baritono Eduardo Missiano che gli offre la possibilità, nel 1891, di seguire delle lezioni più regolari con il maestro di canto Guglielmo Vergine.
Enrico e il suo maestro stipulano un patto per cui il giovane ripagherà le lezioni di musica con i guadagni che otterrà in futuro con questo mestiere. Grazie alla possibilità di farsi sostituire dal fratello nell'adempimento degli obblighi militari, rimane nel reggimento di artiglieria di Rieti solo 45 giorni. In questo periodo canta in casa del barone Costa, un appassionato di musica, che indica ad Enrico Caruso l'opera che meglio si adatta al suo modo di cantare, "Cavalleria Rusticana" di Pietro Mascagni.
Il primo tentativo di debutto professionale non ha molto successo: Enrico viene protestato dal direttore dell'opera che avrebbe dovuto interpretare al teatro Mercadante di Napoli. Grazie a questo passaggio però entra nel mondo dei piccoli impresari napoletani e grazie in particolare ad uno di questi, il siciliano Zucchi, batte per due anni la provincia.
Debutta nel grande repertorio al teatro Cimarosa di Caserta nell'aprile del 1895. Inizia così la sua carriera musicale: viene confermato a Caserta e poi a Salerno, dove si fidanza anche con la figlia del direttore del teatro, ed affronta le sue prime trasferte all'estero. 
Il suo repertorio è molto vasto e spazia da Giacomo Puccini (Manon Lescaut) a Ruggero Leoncavallo (Pagliacci) da Ponchielli fino ai francesi Bizet (Carmen) e Gounod (Faust), comprendendo ovviamente Giuseppe Verdi (Traviata e Rigoletto) e Bellini.
La sua intraprendenza gli consente di venire in contatto con il maestro Giacomo Puccini, con il quale ripassa la parte di Rodolfo della "Bohème" ottenendo persino che l'aria la "Gelida manina" venga abbassata di mezzo tono. 
Durante le messe in scena Enrico Caruso si innamora della cantante Ada Giachetti Botti che interpreta Mimì. 
La loro relazione dura ben undici anni e ne nascono due figli; il primo, Rodolfo, nasce nel 1898, solo un anno dopo il loro incontro.
La svolta nella sua carriera avviene con il successo trionfale ne l'"Arlesiana" di Cilea. L'America latina e la Russia spalancano i propri teatri per accogliere il giovane tenore italiano che canta a Pietroburgo e Mosca, Bueons Aires e Montevideo, dove affronta per la prima volta la "Tosca" e "Manon Lescaut" nella versione di Massenet.
Il primo debutto alla Scala con la Tosca, non è un successo. Ci sono però delle attenuanti derivanti anche dal carattere non conciliante del maestro Arturo Toscanini. Ma Enrico è persona istintiva e sensibile, così l'insuccesso lo fa soffrire. Si prende la giusta rivincita con il grande successo nell'"Elisir d'amore".
Parte poi per la terza tournée a Buenos Aires proprio con il maestro Toscanini. Nel 1901 si ritrova ad affrontare il debutto nella sua Napoli, con l'ormai collaudato Elisir D'amore. Ma il pubblico, guidato da un gruppo di snob che Enrico non si è dato la pena di accattivarsi, gli rovina l'esecuzione; giura di non cantare mai più nella sua Napoli, promessa che manterrà fino alla fine dei suoi giorni suggellandola con l'esecuzione della canzone "Addio mia bella Napoli".
La sua carriera diventa ormai trionfale: Caruso conquista il pubblico anglosassone con la sua esecuzione de il "Rigoletto", incide dischi accompagnato al pianoforte da Ruggero Leoncavallo e debutta al Metropolitan di New York, dove canterà per ben 607 volte in diciassette stagioni.
La vita privata purtroppo non va altrettanto bene: nonostante la nascita del secondogenito Enrico nel 1904, la moglie non lo segue quasi più, preferendo vivere nella loro villa di Siena. Enrico intanto viene accusato di disorderly conduct da una donna probabilmente affetta da isteria o protagonista di un tentativo di ricatto. Esce indenne dal processo, ma si separa dalla moglie nel 1908. Entra intanto a far parte del suo entourage una non ben definita assistente spirituale.
L'estate successiva si opera a Milano di laringite nodulare, disturbo che probabilmente ha una natura nervosa. La crisi del tenore inizia nel 1911 quando diventa vittima, a causa della sua ricchezza, di una serie di tentativi di estorsione ad opera sia della ex-moglie nonché di altri loschi personaggi, dai quali finisce per proteggerlo la malavita americana.
Continua a cantare in giro per il mondo per cifre da capogiro, anche se nel periodo della guerra si esibisce volentieri per nobili cause. Il 20 agosto del 1918 sposa la giovane americana Dorothy Benjamin dalla quale ha una figlia, Gloria.
La sua crisi personale e artistica si acutizza: vuole ritirarsi ma continua con tournée e repliche nonostante un disagio sempre maggiore dovuto ad un empiema polmonare, che gli verrà diagnosticato solo più tardi. Viene operato nel dicembre del 1920; nel mese di giugno dell'anno successivo torna in Italia con la moglie, la figlia e il fedele segretario Bruno Zirato.
Enrico Caruso muore nella sua Napoli il 2 agosto del 1921, all'età di soli 48 anni.
(Da Biografie On Line)